ABBINAMENTO VINCENTE: Bolgheri Rosso DOC e tartufo

Inizio gli abbinamenti di questo nuovo anno e vi invito alla mia tavola con un vino che proviene da una zona a me molto cara sperando che sia di buon auspicio e che apra le danze a un nuovo corso, ricco di liete novelle e sfide entusiasmanti che auguro di cuore a tutti gli Amanti di Vino.

Territorio

Siamo sulla Costa degli Etruschi, in provincia di Livorno, più precisamente nel comune di Castagneto Carducci dove percorriamo la strada provinciale Bolgherese fino a raggiungere il famoso Viale dei Cipressi, caro al poeta Giosuè Carducci, e arriviamo al piccolo borgo di Bolgheri.

Ci troviamo in uno dei grandi terroir toscani, culla di vini blasonati e rinomati ovunque nel mondo, dove i vitigni internazionali hanno trovato una loro espressione elegante e inconfondibile.

Viale dei Cipressi

Territorio incastonato fra le Colline Metallifere a est di antichissima formazione cenozoica, fra 20 e 2 milioni di anni fa, e il Mar Tirreno a ovest dove la fascia costiera è stata forgiata dai venti che ne hanno plasmato l’aspetto ed eroso progressivamente le colline.

L’unicità di questo territorio poggia su una estrema differenziazione dei terreni che variano da sabbiosi ad argillosi a misti, sono ben arieggiati e hanno un buon drenaggio che consente di conservare le risorse idriche in una zona che registra un tasso di precipitazioni inferiore alla metà della media nazionale.

Il clima mite e temperato, con una temperatura media annua di 14°, ha consentito di impiantare i classici vitigni internazionali, Cabernet Sauvignon, Merlot e Cabernet Franc che qui hanno sviluppato loro peculiarità.

Recentemente, con il progressivo riscaldamento delle temperature, si sta puntando su vitigni come il Syrah, il Petit Verdot e il Viognier, che nel loro territorio di origine stentano a maturare, e si sta rilanciando il Cabernet Franc che raggiunge un’ottima maturazione perdendo l’esuberanza fogliare che lo contraddistingue.

Ci troviamo lungo una fascia costiera di rara bellezza dove la luce del sole, che viene riflessa dal mare, permette il corretto sviluppo delle piante e favorisce la concentrazione nelle uve di quelle sostanze chimiche che verranno trasformate, tramite i processi di vinificazione, negli aromi che contraddistinguono i vini qui prodotti.

Costa degli Etruschi

Il clima di tutta la costa è regolato a ovest dal mare che d’estate trattiene il calore impedendo che il terreno si surriscaldi e d’inverno lo restituisce mentre a est è protetto dalle colline che formano una barriera ai venti freddi.

In estate le brezze provenienti dal mare inoltre muovono l’aria che di notte scende fresca dalle colline al fondovalle e di giorno lascia il posto alle piacevoli correnti marine che arrivano alla terraferma cariche di quell’umidità che si condensa di notte portando un piacevole refrigerio.

Questo è il microclima di Bolgheri ma bisogna ricordare che qui passano anche i venti di Maestrale e di Libeccio che transitano nel corridoio elbano, fra i promontori dell’Isola d’Elba e le colline metallifere favorendo l’ingresso di correnti calde meridionali che spazzano via quelle fredde settentrionali.

Cenni storici

La coltivazione della vite nel territorio di Castagneto Carducci ha origini antiche, risale infatti all’epoca degli Etruschi prima e dei Romani poi, come documentato da Plinio, nel Medioevo essa è custodita nei numerosi monasteri e domini ecclesiastici edificati nella zona.

Dal finire del 1600 la famiglia Gherardesca si rivelò di importanza fondamentale per il futuro successo della viticoltura bolgherese iniziando a impiantare vigneti nelle zone di San Guido e Belvedere.

Nella prima metà dell’800 il conte Guido Alberto, pioniere dell’agricoltura moderna, assunse al suo servizio l’esperto di vinificazione Giuseppe Mazzanti che possedeva la grande capacità di riuscire a individuare i terreni più adatti alla coltivazione fra cui il vigneto a le Capanne di Castiglioncello, dove secoli più tardi nascerà la prima vigna del Sassicaia.

Nel 1944 il Marchese Mario Incisa della Rocchetta che aveva una predilezione per i vitigni francesi decise di impiantarli proprio a Castiglioncello di Bolgheri, a circa 400 m slm perché all’epoca era convinzione comune che non si potessero ricavare grandi vini in prossimità del mare.

Successivamente il marchese ebbe l’intuizione di piantare il vigneto Sassicaia non lontano dalla costa, nella zona di San Guido proprio dove aveva iniziato a coltivare la vite la famiglia Gherardesca,  nacque così un mito con l’uscita della prima bottiglia di Sassicaia nel 1968 e la successiva istituzione della relativa DOC Bolgheri Sassicaia nel 1994, ma questa è un’altra storia!

Racconto di una sfida

In questo contesto, pregno di storia ma relativamente recente per quanto concerne il suo successo enoico, all’inizio del nuovo Millennio decide di porsi una nuova sfida una famiglia di vignaioli di antica tradizione ben radicati nel loro territorio di cui costituiscono uno dei più illustri rappresentanti, gli Allegrini.

Dalla Valpolicella in Veneto questi interpreti dell’Amarone decidono di mettersi alla prova in un territorio per loro completamente nuovo che costituisce una zona di eccellenza non gravata da un’antica storia vitivinicola, ciò gli consente di operare in piena libertà adattando la loro esperienza alle caratteristiche del territorio, nasce così nel 2002 Poggio al Tesoro.

La Tenuta è composta da 70 ettari di appezzamenti immersi nella macchia mediterranea, situati sia vicino al mare che a ridosso della collina avendo come scopo la diversificazione dei terroir e delle colture.

Il primo dei vigneti è situato sulla Strada Bolgherese in località Feliciano ha un’ampiezza di 7 ettari, misura dei fondi mezzadrili negli anni 40-50, di cui 3,5 vitati a Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc impiantati nel 1994, la restante parte lasciata a ulivi.

Percorrendo la stessa strada troviamo Le Grottine dove è situata la chiesetta di San Giuseppe che oltre al Cabernet Franc e al Cabernet Sauvignon ospita il Petit Verdot. Nella parte più settentrionale di Bolgheri troviamo l’appezzamento più grande Le Sondraie dove sono messe a dimora viti bordolesi ma anche il Syrah, il Vermentino, il Viognier e il Petit Manseng. Nel comune di Bibbona, fuori dalla denominazione, troviamo il quarto vigneto, Valle Cerbaia, destinato a sperimentazioni.

Le Grottine
Chiesetta di San Giuseppe

Bolgheri Rosso DOC Il Seggio 2016

Esempio tipico di questo magnifico territorio è il Bolgheri Rosso DOC Il Seggio 2016 che prende il nome dal maggiore corso d’acqua di Castagneto Carducci che nasce dalle colline metallifere e attraversando l’intero territorio bolgherese lo arricchisce di detriti alluvionali, ciottoli e terreni argillosi, che garantiscono un ottimo drenaggio del suolo.

Bolgheri Rosso Doc – Il Seggio 2016

Composto da un blend di Merlot 40%, Cabernet Sauvignon 30%, Cabernet Franc 20% e Petit Verdot 10%. Le uve provengono dagli appezzamenti della Via Bolgherese formati da terreni con impasto profondo, sabbie rosse con strato argilloso che donano al vino concentrazione di aromi e potenza, e dai vigneti de Le Sondraie, dove troviamo magnesio e ferro che regalano eleganza e profumi ai vini.

Il 2016 è stata una delle annate più precoci che si ricordino a Bolgheri, a seguito di un inverno mite con abbondanti precipitazioni, la primavera è stata caratterizzata da piogge regolari, che hanno favorito una crescita omogenea dei germogli.

L’estate ventilata e asciutta con qualche pioggia a inizio settembre ha permesso alle uve di maturare perfettamente, acquisendo un’ottima concentrazione degli aromi e una grande acidità grazie alle elevate escursioni termiche tra il giorno e la notte nel periodo pre-vendemmiale.

Il vino si presenta di un intenso rosso rubino con un unghia purpurea e scorre limpidamente nel calice formando grandi lacrime. Al naso è molto intenso ed elegante offrendo una varietà di sfumature di cui la più immediata è quella fruttata di amarena croccante, a seguire note balsamiche di macchia mediterranea con humus e sottobosco per proseguire con petali di rosa essiccati, liquirizia, tabacco e rabarbaro.

In bocca la corrispondenza con i sentori olfattivi è piena mostrando una freschezza e una sapidità complementari, una grande morbidezza e un tannino avvolgente e finemente vellutato.

Possiede decisamente un corpo medio, con grado alcolico importante (14,5°) ma impercettibile e i suoi aromi permangono nel cavo orale con buona persistenza.

Il vino invecchia 15 mesi in barriques da 225 litri di rovere francese nuove e di secondo passaggio.

Abbinamento

La grande intensità gusto-olfattiva del vino e la sua persistenza, nonché la sua freschezza e il tannino non invadente lo rendono abbinabile anche a preparazioni strutturate e di intensa aromaticità.

Per iniziare alla grande il 2020 lo abbiamo abbinato a un primo piatto sontuoso come le pappardelle al tartufo con salsa tartufata di Pagnani Tartufi seguite come da tradizione da cotechino con le lenticchie, Signori miei abbiamo vinto facile!

Ottime previsioni, anche Branko se ne farebbe un goccetto!

Autore dell'articolo: Katia Giorgi