Lorenzo Landi: le diverse espressioni del Sangiovese

Lunedì scorso ho partecipato a un evento organizzato presso la sede centrale della Fondazione Italiana Sommelier di Roma sul Sangiovese e le varie sfumature che questo grande vitigno italiano riesce a sfoggiare nei territori ad esso più congeniali, ossia, quella stretta fascia climatica dell’Italia centrale in cui le temperature non raggiungendo punte troppo elevate ne mantengono inalterati gli aromi.

Guidati da Giuliano Lemme, Docente FIS di grande preparazione, e dal noto enologo Lorenzo Landi, toscano di nascita, che dopo la laurea in Agraria all’Università di Pisa, inizia a fare pratica in Borgogna, presso la cantina Leflaive di Puligny-Montrachet per poi approdare a Bordeaux assistendo il Prof. Denis Dubourdieu e fare ritorno in Italia dove collabora con alcune delle più rinomate aziende vitivinicole del Belpaese.

Lorenzo Landi e Giuliano Lemme

A rappresentare i territori di Toscana, Umbria ed Emilia-Romagna sono stati i produttori stessi che hanno presentato le loro realtà e i loro prodotti, frutto della collaborazione col Dott. Landi garante della massima espressività del Sangiovese nelle diverse zone pur nel rispetto dello stile aziendale.

Azienda Agricola Col di Bacche

Iniziamo la degustazione a partire dalla Maremma, siamo a Magliano in Toscana (GR), nel cuore della DOCG Morellino di Scansano, con l’Azienda Vitivinicola Col di Bacche, fondata nel 1997 sulla collina dove attualmente si trovano i vigneti che precedentemente era irta di rovi di more e cespugli di mirto, piante ricche di bacche rosse da cui deriva il nome della cantina. La proprietà si estende per circa 13 ettari, 8 dei quali a Sangiovese, che si trovano a un’altezza compresa fra i 150 e i 260 m slm, su terreni aridi di origine calcarea che diventano sabbiosi scendendo a valle.

Il primo vino degustato è il Morellino di Scansano Docg Col Di Bacche 2018, composto per l’85% da uve Sangiovese e la restante parte da uve rosse autorizzate da disciplinare, raccolte nella prima quindicina del mese di ottobre. Il vino affina in contenitori di acciaio per preservare all’olfatto quella vena di frutta rossa croccante, di amarena, e floreale di violetta a cui segue una leggera speziatura, che si ripresentano in bocca con una potente ma elegante freschezza esibendo un tipico rosso rubino luminoso con unghia trasparente.

Morellino di Scansano Docg Col Di Bacche 2018

Il secondo vino proposto in degustazione è l’IGT Toscana Rosso Poggio alle Viole 2015, frutto della selezione di micro-parcelle di vigneto su terreni con forte pendenza, sabbiosi e ben drenati esposti a solatio e ricchi in scheletro. Questa bottiglia a differenza della precedente mostra sentori di terziarizzazione più profondi all’olfatto, derivanti dalla permanenza di 15 mesi in botte piccola di rovere francese che gli donano una gradevole speziatura orientale di curcuma e cumino ma anche di spezie dolci, noce moscata oltre ad aromi floreali di rosa e fruttati di ciliegia che ritroviamo anche in bocca insieme a una notevole freschezza.

l’IGT Toscana Rosso Poggio alle Viole 2015

Tenuta Santini

Cogliamo successivamente le caratteristiche che il Sangiovese sa donarci spostandoci a Coriano, paese della Romagna meridionale, situato nell’entroterra riminese, vicino alla costa, dove all’inizio degli anni ’60 i fratelli Santini hanno dato vita alla loro azienda, Tenuta Santini di circa 30 ettari. I terreni sono argillosi e la zona è calda e poco piovosa, ciò influenza la maturazione dell’uva che avviene precocemente dando concentrazione e potenza al vino e infatti il Sangiovese Superiore Doc di Romagna Beato Enrico 2018 riflette tutte queste caratteristiche mostrandosi in tutta la sua virilità, con un naso meno fruttato della versione toscana del morellino, ma al tempo stesso esprimendo eleganti note speziate di pepe nero che salgono verticalmente nel cavo orale grazie a una buona acidità, premessa di un futuro longevo.

Sangiovese Superiore Doc di Romagna Beato Enrico 2018

Concentrazione che caratterizza anche il Sangiovese Superiore Doc di Romagna Orione 2017 che affina 12 mesi in botti di legno da 15 q offrendo al naso sentori di frutti di bosco, specialmente mora, e che nonostante la gradazione piuttosto importante (15°) entra in bocca potentemente con un’agilità sorprendente a rendere la beva sciolta e a neutralizzare la carica alcolica, esempio questo di magistrale fattura.

Sangiovese Superiore Doc di Romagna Orione 2017

Tenuta di Sesta

Tornando in Toscana ci ritroviamo nella zona più a Sud delle quattro macro-zone di Montalcino che si apre verso il mare e ha di fronte a sé il Monte Amiata inoltre è protetta dai venti freddi del nord da dolci colline, qui ha sede la storica Tenuta di Sesta. L’azienda appartenente alla famiglia di Giovanni Ciacci dal 1995 ma risalente all’epoca degli Etruschi, è fra le aziende che hanno contribuito a far nascere e diffondere la fama del Brunello in giro per il mondo. Le vigne poste ad un’altitudine fra i 250 e i 350 m slm, sono esposte a mezzogiorno e affondano le radici su terreni ricchi di scheletro costituiti da roccia calcarea (galestro e alberese) di medio impasto tendente all’argilloso. Primo rappresentante del Sangiovese in quel di Montalcino è il Rosso Doc di Montalcino 2018 che matura per 7/8 mesi in botti di rovere di Slavonia da 20 hl e mostra il suo impeto giovanile con una croccantezza di frutti rossi, che troviamo anche al naso insieme a note floreali di rosa e viola, e una straordinaria freschezza che al palato si scioglie in una carezza setosa.

Rosso Doc di Montalcino 2018

Leviamo ora i calici per sua maestà Brunello di Montalcino Docg Riserva Due Lecci Est 2013 che Tenuta Sesta fa uscire in commercio 6 anni dopo la vendemmia, anziché i 5 da disciplinare. L’annata fu molto buona e ne deriva una grande complessità nel calice che sprigiona una speziatura variegata che si mescola ad amarena, note canforate, mineralità terragna e sanguigna al tempo stesso con uno sfondo di sottobosco e humus e rivela al palato tutta la sua possenza ed eleganza con un tannino nobile e una persistenza interminabile.

Brunello di Montalcino Docg Riserva Due Lecci Est 2013

Rocca delle Macìe

Approdiamo ora in un altro grande territorio della Toscana, nel cuore del Chianti Classico e precisamente a Castellina in Chianti, dove nel 1973 il famoso produttore cinematografico Italo Zingarelli acquista la tenuta Rocca delle Macìe avviando l’attività di una delle aziende più affermate dell’areale chiantigiano e vincendo, così, la sfida di impiantare il Sangiovese in un terreno considerato all’epoca poco adatto in quanto argilloso. Etichetta con cui ci addentriamo in questo splendido paesaggio è il Chianti Classico Docg Tenuta Sant’Alfonso 2017, annata non facile per la siccità e i picchi di calore che hanno anticipato la vendemmia al 27 di agosto, una delle più precoci che si ricordi, nonostante ciò, il vino emana al naso nuances fruttate di tamarindo e scorza di agrumi e in bocca note dolci si fondono a una grande freschezza.

Chianti Classico Docg Tenuta Sant’Alfonso 2017

Passiamo ora al Chianti Classico Docg Gran Selezione “Sergio Zingarelli” 2015, frutto di una meticolosa selezione, non solo dei Cru aziendali ma anche delle viti stesse presenti nel vigneto di 3 ettari Le Terrazze, uno dei più belli del Chianti Classico, messo a dimora sul tipico suolo argilloso-calcareo detto Alberese. Il vino al naso presenta una miriade di sensazioni, dalla noce di cola, alla carruba, al cioccolato, con una vena vegetale, una leggera speziatura e un carattere marcatamente mediterraneo, in bocca è imponente, dotato di una grande acidità e un cacao amaro a deliziare le papille gustative.

Chianti Classico Docg Gran Selezione “Sergio Zingarelli” 2015

Lungarotti

Ci spostiamo adesso in luogo a me particolarmente caro, date le mie origini, ed esaminiamo la versione umbra del Sangiovese con un’azienda che non ha bisogno di presentazioni in quanto costituisce dal 1962, anno della sua fondazione, un orgoglio per questa regione essendo riuscita a interpretarne il carattere riservato e laborioso e dandone lustro al mondo intero: le Cantine Giorgio Lungarotti. Torgiano, in provincia di Perugia, si identifica profondamente con questa azienda da cui è stato reso celebre attraverso un vino simbolo, il Rubesco Doc che deriva il suo nome dal verbo latino rubescere, arrossire. L’annata 2017, la prima portata in degustazione, è prodotta con uve di Sangiovese coltivate sulla collina di Brufa, posta fra la valle del Tevere e quella umbra, su un terreno di origine lacustre derivante dal grande lago che lì si trovava nel Pleistocene. Questa bottiglia offre al naso una pluralità di sensazioni, passando da petali di fiori appassiti a una dolce speziatura di pepe rosa, alla mineralità sanguigna, terragna di humus e sottobosco e invade il cavo orale con potenza ma al tempo stesso una grande scioltezza di beva mostrando grande versatilità nell’abbinamento che può spaziare dalla selvaggina a succulente zuppe di pesce e tranci di tonno.

Rubesco Doc 2017

Da “Vigna Monticchio”, situata in collina a 300 m slm con esposizione occidentale, arriva uno dei migliori rossi italiani, il Torgiano Rosso Rubesco Riserva DOCG Vigna Monticchio 2013, il vino fa una lunga macerazione sulle bucce per 25-28 giorni a cui segue un affinamento in botti e barrique di rovere a grana fine per circa 12 mesi e successivamente riposa 5 anni in bottiglia, il tutto si concretizza in un bouquet armonioso floreale di violetta e fruttato di visciola immerse in un bosco umbro dove percepiamo note di terra bagnata e foglie secche insieme a una balsamicità di eucalipto e sentori di cuoio, in bocca l’attacco è caldo e consistente, con una vivace acidità, un tannino suadente e un finale sconfinato.

Torgiano Rosso Rubesco Riserva DOCG Vigna Monticchio 2013

È stata una degustazione davvero interessante che ci ha dato modo di apprezzare le differenze che questo grande vitigno offre nei diversi territori e le similarità che rendono inconfondibile il suo spirito da fuoriclasse italiano!

Autore dell'articolo: Katia Giorgi