Vignaioli Naturali a Roma

Si è concluso domenica 26 gennaio con successo l’evento Vignaioli Naturali a Roma presso l’hotel The Westin Excelsior che ha visto la partecipazione di un nutrito gruppo di rappresentanti dei vari Terroir Italiani e non solo.

Numerose le realtà presenti, volti noti ed esordienti hanno accolto personalmente numerosi visitatori in una location prestigiosa, in un clima gioviale in cui è stato possibile conversare allegramente delle tecniche di produzione e delle caratteristiche dei loro territori.

Risultato: numerosi sono gli amici che mi sono ripromessa di andare a visitare!

Accompagnata dalla mia amica Dora, abbiamo iniziato il nostro viaggio virtuale in Germania con gli ottimi Riesling di Weingut Molitor Rosenkreuz che mi hanno colpito per l’estrema freschezza e sapidità nonché per un bouquet intenso e complesso di idrocarburi, note agrumate e frutti tropicali.

I Riesling di Weingut Molitor Rosenkreuz

Siamo poi sbarcate in Sicilia dove ci siamo deliziate con gli squisiti nettari provenienti sia dal versante orientale dell’Etna che da quello occidentale di Marsala senza tralasciare di fare una sosta in quel di Pantelleria.

Abbiamo conosciuto l’Azienda ValCerasa Bonaccorsi e i suoi vini coltivati sul versante nordorientale dell’Etna, ad un’altezza massima di 850m slm, in anteprima, l’Etna Bianco Doc 2018, Carricante in purezza, e il Rocca delle Campane, assemblaggio di Carricante 80% e Chardonnay 20%. Entrambe dotati di una grandissima mineralità.

Etna Bianco 2018 – Azienda ValCerasa

Spostandoci nella parte occidentale siciliana troviamo uno dei protagonisti di Marsala, Marco De Bartoli, ideatore del Vecchio Samperi, creato nel 1980 per la cui produzione è utilizzato il metodo perpetuo (o Soleras) ma che si differenzia del Marsala perché non viene fortificato con mistella o alcol. Dalla Cantina di Pantelleria in contrada Bukkuram abbiamo avuto il privilegio di degustare lo Zibibbo Terre Siciliane IGP Integer, prodotto con viti allevate ad alberello pantesco di oltre 60 anni ma soprattutto il “Nettare degli Dei”, il Bukkuram Padre della Vigna, Passito di Pantelleria DOC.

Vecchio Samperi – De Bartoli

Abbiamo successivamente fatto un salto nelle Marche dello splendido Verdicchio dei Castelli di Jesi, che mi ha riportato all’amabilità della gente del posto, abbiamo quindi conosciuto una giovane realtà, Oppeddentro, che da un vigneto a 450 m slm a Cupramontana, produce un ottimo blend composto per la maggior parte da uve Verdicchio e in minima parte da Trebbiano.

Siamo salite su per la penisola fino all’Alto Adige per arrivare quasi al confine, in Valle Isarco dove abbiamo potuto degustare grazie all’Azienda vinicola Garlider delle ottime bottiglie di Sylvaner, Gewürztraminer e Pinot Grigio ma soprattutto conoscere un buonissimo Grüner Veltliner, dotato di grande freschezza e aromi intensi.

Vini Garlider

Rimanendo in Alto Adige abbiamo raggiunto Caldaro dove siamo stati accolti dai cordialissimi e simpaticissimi coniugi Morandell della Tenuta Lieselehof con i loro vini profumatissimi e di grande personalità fra i quali abbiamo particolarmente apprezzato il Brut, metodo ancestrale, e il Vino del Passo ottenuti entrambi con vitigni resistenti alle malattie fungine, varietà di cui il Signor Werner è un pioniere. Dei vitigni Piwi e dell’ottimo lavoro che sta facendo il Signor Morandell con la sua famiglia ne parleremo successivamente quando avrò l’occasione di andarli a trovare in cantina.

Werner Morandell

Ci spostiamo sul versante orientale del Friuli-Venezia Giulia, a Prepotto nel Carso triestino, con Zidarich dove veniamo catturate dalla Malvasia Istriana e dal Terrano, vitigno rosso autoctono, della famiglia dei Refoschi e più precisamente la tipologia dal peduncolo verde. Il cuore, tuttavia, mi è stato letteralmente rubato dal Ruje 2000, assemblaggio di Merlot (80%) e Terrano (20%) al suo primo anno di produzione, dotato di una notevole intensità gusto-olfattiva e una persistenza interminabile.

Ruje 2000 – Zidarich

E poi… e poi Piemonte, e qui è un tripudio di nomi altisonanti e tradizioni secolari.

Il primo Barolista che incontriamo è Claudio dell’Azienda Agricola Giacomo Fenocchio sita in Loc. Bussia a Monforte d’Alba che ci propone una degustazione orizzontale, ben guidata, del suo potente ed elegante Barolo ottenuto dai Cru aziendali: Bussia, Castellero e il Villero nel borgo di Castiglione Falletto, varie espressioni in cui il Nebbiolo trova tutte le caratteristiche per esprimersi in tutta la sua maestosità.

Claudio Fenocchio

Rimaniamo nelle Langhe, e conosciamo un’altra famiglia storica di produttori, i Fratelli Barale, che ci danno modo di concederci un vino aromatizzato di ottima fattura, il Barolo Chinato, prodotto con Barolo D.O.C.G. Castellero invecchiato almeno 10 anni e aromatizzato con corteccia di China, radice di Rabarbaro e Genziana, perfetto equilibrio fra durezze e morbidezze.

Dora insieme a Eleonora Barale

Ci spostiamo di poco, nel comune di La Morra per degustare i grandi vini di uno dei maggiori interpreti del Barolo, Giuseppe Rinaldi, e qui la mente e i sensi si sciolgono nel degustare le annate 2015 dei Cru “Brunate” e “Tre Tine”, quest’ultimo prodotto con uve provenienti dai vigneti di Cannubi, San Lorenzo e Ravera.

Giuseppe Rinaldi

Non potevamo lasciare le Langhe senza degustare un rappresentante tipico del vitigno Nebbiolo nella sua interpretazione di Barbaresco ci dirigiamo verso Giuseppe Cortese che ci delizia il palato con i suoi strutturati ed armonici vini.

Giuseppe Cortese

Per finire in bellezza, dopo questa carrellata di Nebbiolo piemontese, la curiosità ci assale e decidiamo di provare la versione lombarda, facciamo visita così a una famiglia di viticoltori che da oltre 150 anni è dedita alla coltivazione del Nebbiolo delle Alpi in un luogo tanto bello quanto impervio, la Valtellina. I vini Arpepe sono caratterizzati da una grande freschezza, un’avvolgente morbidezza e sprigionano sentori di frutti rossi croccanti.

Vini Arpepe

Questa manifestazione ha visto la partecipazione di tanti artigiani del vino, provenienti da realtà più o meno consolidate, impegnati nella salvaguardia di usanze tramandate da secoli e della ricchezza ampelografica del nostro Paese, il tutto integrando le più moderne tecnologie sempre al servizio della sostenibilità e del minor impatto ambientale possibile.

Per quanto mi riguarda è stato un bell’evento e attendo l’edizione del prossimo anno per ritrovare le aziende di comprovato successo ancora più in auge e quelle emergenti in ascesa nel loro percorso di consolidamento.

Arrivederci al prossimo anno!

Autore dell'articolo: Katia Giorgi